Carissime/i, non ho partecipato né assistito all’ultima prevedibile rissa tra i nostri Camillo e don Peppone, però siamo tutti (o quasi) accorsi al rintocco delle campane di Girolamo, e anche chi partiva da molto lontano è arrivato in tempo, dalla Germania, dagli Stati Uniti, addirittura dal Congo!
Possiamo dirlo che è stato tutto perfetto? Il raduno di alcuni di noi davanti ai cancelli del Lucrezio (lo dico a beneficio di chi non c’era), i muri ocra eternamente scrostati con i graffiti e le scritte di gesso sull’asfalto solo più disimpegnate delle nostre, ma lo stesso silenzio della strada fuori mano di fronte alla collina incolta, tra i cinguettii e l’afa dei giorni dei “quadri”. Perfetta la bidella scorbutica che respinge Stefano al citofono pensando a un alunno impaziente, impazzito o burlone. Sublime il catarroso brontolio della BMW classe 1979 di Maurizio. Perfetti la foto di gruppo sotto la targa e i vani tentativi di tradurre i versi del De Rerum Naturae all’ingresso (Raffaella, Cristina, dov’eravate?), archiviati dal buon senso
buddista di Lilia (“Che t’importa? Siamo stati promossi”). Perfetti la perplessità dei genitori nostri coetanei e il disorientamento lungo il tragitto nell’affrontare la prova d’esame di raccapezzarci a individuare lo spazio nascosto della fattoria “sezione C”. Un luogo fuori del tempo, avvolto nelle nuvole di polvere degli sterrati, tra oche, maiali e la tavolata stretta che somigliava a un lunghissimo banco di liceo. Vino bianco, rosso, i tavolini all’aperto. La foto di gruppo ricostruita, e lo stupore divertito dei coniugi acquisiti, che sentivamo “nostri” per la proprietà transitiva che governa l’alchimia delle amicizie.
Posso aggiungere che non c’è stata malinconia? La nostra unione nasce dall’avere compiuto insieme il tratto forse più lento e importante di strada, che ci consegnava dall’infanzia a ciò che siamo. E così siamo rimasti, solo con un accumulo di esperienze in più che non abbiamo condiviso, ma che non cambiano la sostanza della nostra unione. Nessuno di noi è cambiato. Con ciascuno, parlando, ho provato la stessa amicizia, la stessa stima, la stessa comprensione, simpatia, naturalezza, lo stesso affetto di sempre, non come se il tempo non fosse passato, ma come se ieri ci fossimo resi conto che il tempo che passa non ha cambiato nulla.
E sono felice di avere riscontrato, in più, che ciascuno ha trovato la propria strada. Nelle nostre parole di ieri non c’era ombra di sofferenze, delusioni e insoddisfazioni che sicuramente chi più chi meno, prima o poi, ha dovuto affrontare. C’era piuttosto il senso di un bilancio che soppesando il bene e il male, ci restituiva la sensazione di un complessivo, sostanziale successo.
Ho riconosciuto in voi persone esperte, avvocati, medici, commercialisti, musicisti, imprenditori, dirigenti, professori... Globetrotter. Mamme. Papà. Single incalliti. Camilli e don Pepponi. Estremisti smussati dall’esperienza e sognatori con i piedi per terra. Persone concrete. Intelligenti. Ricche.
La cosa più bella è che ci conosciamo nei gesti che sono nostri da una vita. Nei vizi, nei tic, nelle debolezze. E, naturalmente, in ciò che di bello corre tra noi: la condivisione dell’età della speranza. Che non abbiamo perso.
I ricordi non avevano la muffa della nostalgia ma la freschezza della risata. E dietro le nostre risate, ne sono sicuro, anche se nessuno (almeno con me) lo ha detto, c’era il dolore per l’assenza di Paola, che abbiamo rivisto nella foto di classe. Paola così allegra e solare. Paola che è nel cuore di tutti.
È stato bello rivedersi. Non ci sono state sorprese. Non è cambiato nulla. È stata “soltanto” una normale festa di classe. Ma sento di volervi bene, di stimarvi e esservi grato. Sento che ci apparteniamo. E che non molti hanno avuto la fortuna di avere dei compagni di vita come voi.
Nessun commento:
Posta un commento